Il 5 aprile 2009 si è svolta la Rotterdam City Marathon, competizione che consiste nei classici 42 km di percorso sulle strade della città olandese dove attualmente mi trovo a studiare. JECoMM ha sponsorizzato Paolo Ferrari, mio compagno di classe, che ha scritto un report della sua esperienza.
Circa un anno fa scommettevo con in mio coinquilino di allora che sarei riuscito a smettere di fumare. Fumavo regolarmente da quasi sei anni. E, passo dopo passo, con una fatica tremenda sono riuscito a superare i primi mesi senza sigarette. E mi chiedevo: perché lo faccio?
Mi sono reso pienamente conto solo il 5 aprile di quanto preziosa fosse stata la mia determinazione. Un anno dopo la mia decisione di smettere di fumare ho completato i 42 e passa chilometri della Maratona di Rotterdam. Sono un maratoneta!
Ma quanti sacrifici per raggiungere questo traguardo. Oltre a smettere di fumare ci vogliono l’allenamento, la dieta, la concentrazione. Però, che volontà! Nel mese e mezzo prima dell’allenamento ho corso una media di 50 km a settimana, affiancando a questo lo sforzo di completare gli esami e i colloqui di lavoro. E posso dire che ogni sforzo è stato ripagato mille volte.
E la fatica diventa praticamente insopportabile, durante la corsa, verso il 30esimo chilometro. A questo punto della gara arriva quello che in gergo podistico si chiama “il folletto col martello” che ti colpisce le gambe e non ti fa più correre; non male per essere la fantasia di un corridore che l’ha inventato, neh? In realtà si tratta del fatto fisiologico che dopo una distanza del genere il livello degli zuccheri (fruttosio, destrosio) nel sangue cade improvvisamente e i muscoli non hanno più energia da utilizzare. A questo punto la fatica diventa immensa. E per riuscire a continuare a correre bisogna trovare un modo di astrarre il pensiero e rimanere molto concentrati. Questo porta a riflettere sulla vita, anche se in una maniera molto diversa da quello che si fa in adolescenza; si inizia a riflettere su quanto sia bella la vita, si rivivono i momenti sereni, divertenti, si sente vicino a sé l’affetto delle persone care e si riesce a capire, in questo momento, quanto amore ci danno, e quanto amore noi diamo a loro. Ci si sente come quando, dopo essersi persi in una notte buia, arriva un fulmine che ci illumina e ci dà una visione di tutto quello che abbiamo intorno e dal quale, per lungo tempo, le gabbie della razionalità ci hanno tenuto all’oscuro.
Quello che ho imparato da questa occasione, come in altre della vita, è che quando ci poniamo un obiettivo l’ unica cosa che ci separa dal suo raggiungimento è lo sforzo che ci mettiamo per raggiungerlo. Ho imparato che lavorando su me stesso, se necessario piano piano, posso ottenere grandi cose, così come possiamo ottenerle tutti. Però l’ importante, almeno così è nel mio caso, è porsi degli obiettivi nobili, e perseverare per ottenerli. Senza lasciarsi abbattere dalle difficoltà. E con il massimo rispetto per la nostra terra, e per chi ci sta accanto.
Come quasi tutti alla fine della prima maratona, ho pianto. Un pianto di gioia, come di bambino felice.
Paolo Ferrari

Pubblichiamo oggi il numero di Aprile/Maggio della newsletter di JECoMM.