Oct 13

Leader si nasce o si diventa?

Scritto da Francesca Gilardoni (October 13, 2008 @ 6:46 pm)
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E’ uscito già da qualche giorno su L’universitario un nuovo articolo a cura di JECoMM, scritto stavolta da Gianfilippo.
Eccovelo qui:

LEADERSHIP E MANAGEMENT
Oggi è sempre più indispensabile, per la sopravvivenza e l’affermazione delle aziende, riuscire a “tirar fuori il meglio dai propri collaboratori”, adottando uno stile di guida autorevole, al fine di creare un gruppo compatto, in cui ognuno sia consapevole del proprio ruolo, dei propri compiti e delle proprie responsabilità.


Ai vertici aziendali si delinea una nuova figura che va oltre l’essere un buon manager: vengono richieste le competenze di un vero leader in quanto si è smesso di dirigere e si è finalmente iniziato a guidare.


Leader si nasce o si diventa? La buona notizia è che leader si può diventare con una certa dose di impegno. La leadership, cioè la capacità di un singolo di guidare un gruppo di persone verso il raggiungimento di un obiettivo, dipende dalla sua capacità di stimolarle e motivarle grazie all’uso sapiente di pochi e semplici elementi. Occorre intanto sviluppare la propria leadership; comprendere meglio se stessi, e il valore del proprio lavoro; poi migliorare le qualità manageriali dei collaboratori; affrontare e superare le difficoltà relazionali; rendere efficace l’interazione con gli interpreti dei vari ruoli aziendali.


Il bravo leader non è dunque colui che dall’alto di una cattedra impartisce ordini ai propri subalterni, tenendo per sé informazioni strategiche per l’andamento del business; al contrario, solo intavolando un dialogo aperto con il gruppo e con i singoli egli potrà conoscerli, apprezzarli e stabilire un clima di fiducia reciproca. Il leader allora promuoverà la leadership tra i dipendenti per creare un’intelligenza collettiva a tutti i livelli e rendere possibili performance migliori. Il coinvolgimento richiede tempo pazienza e investimenti sulle persone in vista di obiettivi a lunga scadenza.


In definitiva leadership non indica il successo di un singolo ma la forza di un gruppo, che insieme arriva a conquistare un risultato, a raggiungere un obiettivo:la leadership sarà tanto più efficace quanto più il capo avrà saputo aggiudicarsi la stima e il rispetto dei suoi collaboratori, riuscendo a motivarli e portandoli a lavorare in un clima positivo, fiducioso e favorevole, un ambiente che favorisca il rapporto interpersonale, che premi il successo che alla fine si consegue, che motivi gli uomini. Il leader è colui che influisce sui comportamenti altrui.


E il manager? Egli coordina ed integra le risorse per raggiungere determinati obiettivi dell’organizzazione. La leadership può così essere considerata un aspetto del management, ma non può identificarsi con esso.


Così il leader è colui che fa le cose giuste, che persegue l’efficacia, quindi il raggiungimento degli obiettivi strategici; egli influenza e guida. Il manager, invece, è colui che fa le cose bene, quindi persegue l’efficienza organizza, coordina, controlla. Il leader sviluppa il sapere del perché fare, il manager quello di cosa fare.


Ma non dimentichiamoci che le aziende sono in continuo movimento, in continuo cambiamento e proprio per questo motivo hanno bisogno di leader le cui maggiori sfide professionali vengono proprio dal processo di gestione del cambiamento che richiede abilità e capacità politiche non comuni.

Per leggere tutto il numero del giornale cercatelo nelle vostre università o sul sito a questo link: http://www.luniversitario.it/doc/luni_16.pdf