Esperti, professori, studenti, gente comune… E’ così variegato il “popolo dello scoiattolo”, simpatico appellativo associato ai partecipanti del Festival dell’Economia di Trento, grazie al roditore presente nel logo della manifestazione. Giunto quest’anno alla sua terza edizione, il Festival si è svolto nella splendida cittadina tra il 29 maggio e il 2 giugno, e ha visto succedersi numerosi interventi sul tema “Mercato e Democrazia”, un argomento dalla spiccata multidisciplinarietà. Infatti si può declinare in diversi ambiti sociali ed in particolare nel sistema economico, nel sistema dell’informazione, nel sistema elettorale e per finire nella governance dell’impresa.
Ma qual è il legame tra mercato e democrazia? Tito Boeri, responsabile scientifico della manifestazione, afferma che il mercato, nel suo genere, è una forma di democrazia che non sopporta le autorità e, probabilmente, è anche per questo che non si vedono in giro democrazie senza un libero mercato.
Il binomio mercato-democrazia è stato considerato da sempre inscindibile, ma analizzando la storia e gli sviluppi attuali ci accorgiamo che sì, le democrazie hanno sempre un libero mercato, ma spesso anche i regimi autoritari coesistono con un libero mercato. Ecco che allora il legame si spezza, non è più necessario essere in democrazia per avere un mercato. Il mercato non esiste solo in democrazia. O probabilmente il mercato non è davvero democratico, perché le imprese su cui si basa non sono affatto democratiche. C’è sempre qualcuno che decide per qualcun altro, c’è sempre chi conta più di qualcun altro.
Ma il problema è: resisterà un mercato libero in un regime non democratico? Il caso della Cina è l’esempio che ci deve far riflettere. Il mercato in un regime autoritario tende a creare forti disparità di reddito, mentre in democrazia c’è meno disuguaglianza. Nel lungo periodo, inoltre, i regimi autoritari sono soggetti a più forti fluttuazioni degli aggregati macroeconomici, mentre nella democrazia c’è maggiore stabilità e una maggiore capacità di far fronte ai fallimenti del mercato attraverso delle regole e delle istituzioni che lo proteggono e garantiscono la concorrenza. Ma non per tutte le democrazie è cosi semplice: c’è chi è più efficiente e chi meno nel garantire il mercato. Numerose altre variabili incidono su di esso: la forza delle lobby, la selezione delle élites politiche, il sistema elettorale, la libertà di informazione, l’intreccio media-politica-economia… tutti elementi che possono influenzare il rischio di degenerazione della democrazia e del mercato. Solo osservando e analizzando il suo funzionamento è possibile trovare la chiave per favorire la transizione democratica nei paesi autoritari ma con economia di mercato, e il suo consolidamento nelle democrazie.
Tra gli ospiti Krugman, Friedman, Guido Rossi, Marchionne, Rampini, Tabellini, Rajan, Krueger, Marcegaglia, Davigo, Gaydar, Giavazzi, Monti… per un totale di 196 relatori, di cui la metà stranieri, che si sono confrontati sul tema parlando di protezionismo, concorrenza, paesi in via di sviluppo, merito, redistribuzione, istruzione, informazione, media, impresa, responsabilità, legalità, giustizia, sistemi elettorali, energia, crescita economica, Unione Europea, globalizzazione, ambiente, lavoro, situazione femminile, capitalismo italiano, giovani, banche…
E tra le sedie molti giovani, di cui alcuni partecipanti alla selezione dell’Università di Trento, che hanno seguito e cercato di capire, discutendo tra di loro e con i relatori, il rapporto tra queste due grandezze. Perché è questo il bello del Festival trentino: la possibilità di confrontarsi in ogni luogo e in ogni momento, rendendo l’evento unico e davvero sentito da tutti quelli che vi partecipano.
Per ulteriori informazioni www.festivaleconomia.it e http://gliscoiattoli.wordpress.com