Per una volta (e probabilmente anche l’ultima
), scansiamo di lato le considerazioni pseudoserie sulla vita associativa e diamo ampio spazio alla sezione creativa di JECoMM.
Senza di essa non sarebbe esistito il nostro logo, il nostro materiale informativo, le spillette, e tutta quell’atmosfera di falsa perdigiorneria che aleggia nei team creativi. La grafica aziendale è fondamentale, ovunque, lo sanno le multinazionali e le piccole imprese: anche se il mio pulpito non è quello del grafico di mestiere, spesso ho avuto il piacere di notare che basta l’inventiva per creare qualcosa di favoloso, tanto poi per imparare due cose in Illustrator e metterlo in pratica non ci vuole molto. Alle volte si rischia di saper usare e mischiare tutti i livelli e i canali di Adobe per poi avere un logo societario monocromo col simbolo del fast forward.
Del nostro team creativo fa parte anche il font director. Non tutte le junior ne hanno uno, modestamente e personalmente parlando, e anzi molti pensano che sia altamente inutile; chi diamine vuoi che si assuma la briga di stare lì a scegliere un carattere di scrittura piuttosto che un altro? Tanto va bene il Times New Roman, di default in Microsoft Office 97. In casi eccezionalmente eccezionali l’Arial, senza per questo chiedersi perché uno sì e l’altro no.
Studiare scienze delle merendine (come alcuni chiamano le Facoltà di Comunicazione) non ti insegna a fare un bilancio, ma ti fa analizzare in maniera approfondita tutti gli standard comunicativi moderni e a capirne soprattutto l’applicazione. Sfumature che un ingegnere non coglierebbe nemmeno nella prossima vita: perché nelle pubblicità di prodotti per bambine si usa una certa musica? E in quelle per i bambini determinati colori e caratteri per le scritte? Perché uno spot viene ritirato dal mercato e secondo quali leggi? Perché ING Direct e il suo Conto Arancio ha così successo? Perché alcune società possono permettersi cartelloni grandi quanto una facciata di un palazzo, su una facciata di un palazzo appunto, mentre altre hanno un ritaglino 5×5 cm sul quotidiano free Metro? O anche: cos’è un quotidiano free?
Lezioni simili sviluppano in casi fortunati la fantasia e la creatività, formando perfetti comunicatori; in casi degeneri creano una schiera di tuttologi nullafacenti che finiranno a fare la specialistica in altre università per aggiustare il tiro.
Tornando al tema del post, che ormai sto perdendo di vista pure io, i caratteri di scrittura portano il nome (per chi si sia mai fatto venire in mente di aprire la tendina dei caratteri in un programma di editing testuale
) di chi li ha inventati, o di chi li ha ripescati dagli atavici archivi degli incisori settecenteschi riadattandoli agli applicativi informatici, o soprattutto dalla presenza o meno del serif. Traducibile in italiano con grazia, il serif racchiude tutti quegli elementi grafici e vagamente geometrici che allungano e decorano le asticelle delle singole lettere. Una “A” può avere le astine tronche (come la state visualizzando ora, e ciò comporta che il carattere per il nostro bLog è sans serif
) oppure può poggiare idealmente su delle piccole basi orizzontali. Così come una “C” o una “N”. Serif e sans serif sono dei termini francesi universalmente adattati al mondo dei font elettronici (“con grazie” e “senza grazie”) e che catalogano la vasta gamma dei caratteri a seconda della presenza o meno di questi elementi.
La scelta di un carattere ricade su un sans serif per la scrittura di un corpo di testo mediamente o molto lungo, data la tendenza ad affaticare meno l’occhio umano e al fine, così, di mantenere l’attenzione; tuttavia è buona cosa ricordare che un font serif non pone il problema di identificazione tra il segno “I” (i maiuscola) e il segno “l” (elle minuscola), mentre tende a confondere l’accostamento delle lettere “rn” con la “m”. La scelta di un carattere ricade perciò su un serif per la creazione di titoli a impatto o corpi contenuti di testo.
Detto ciò, arriviamo al punto. Se dico sans, riferendomi ad un font, a me viene in mente il nome Comic Sans… Maledettamente ideato nel 1994 manco a farlo apposta da uno scagnozzo di Bill, questo carattere prende largo presto nelle scuole (ho ancora piantato in testa un megastriscione della terza media, fatto da me per giunta, scritto in Comic Sans…) e nei documenti di Word di parecchie persone, sparsi ovunque e con qualunque proposito e target. Font soprattutto usato, inizialmente, giusto per cambiare un po’ dal Times New Roman.
Virando con nonchalance nella maniera più perfetta dalle regole che ho descritto nel paragrafo prima, milioni di persone nel mondo usano il Comic Sans molto (troppo) per i titoli, e poco per il corpo del testo. Io ci scrissi pure la tesi di maturità, reo confessa, ma me ne sono accorta in tempi brevi e mi sono distinta tra quelli che l’hanno usato a tempo debito e non abusandone a caso.
L’avvento dell’instant messaging di massa (Windows Live Messenger e similari, non ICQ di decine di anni fa) svela orridamente la presenza di migliaia, milioni, schiere infinite di gente che lo utilizza come carattere di scrittura nelle finestre di conversazione, magari in rosa shocking o verde ramarro; mi è capitato di imbattermi in menu dei ristoranti scritti in Comic Sans; guide di musei scritti in Comic Sans; abusi vari ed eventuali non solo nell’advertising; ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la tabella delle lezioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano stilata con questo stupratissimo font.
Non sono l’unica ad essermene accorta: lo dice Wikipedia Italia (http://it.wikipedia.org/wiki/Comic_Sans) e lo dice una campagna di sensibilizzazione dal 2003 (http://www.bancomicsans.com), a cui sarebbe veramente il caso di aderire.
Il font Comic Sans fu ideato con l’intenzione di imitare i caratteri dei fumetti (in inglese comic), e onestamente davvero non riesco a capire perché non abbia preso lo stesso piede il Brandley Hand Script…
Mi rendo conto spesso che non sono la sola ad aver sviluppato un’avversione profonda, frammista a leggere crisi di insofferenza epilettica, alla vista dell’abuso di questo font; perciò invito non solo ad aderire alla campagna di Ban Comic Sans per chi la pensa come me, ma anche a dare un occhio ai siti che forniscono free fonts al fine di smetterla di usare sempre il Comic Sans. E cercare di stanare chi è quel criminale che ce l’ha messo come font di default nel software di editing testuale.
Uno dei migliori siti web per i font elettronici è www.dafont.com, un altro meno conosciuto è www.typenow.net.
Combattiamo il conformismo partendo dalle piccole cose…
Antonella
Font Director JECoMM