Mediaset: L’ennesimo terreno di conquista nel risiko di bolloré?

Quella a cui il mondo della finanza sta assistendo in queste settimane tra Mediaset e il colosso tlc francese Vivendi è una lotta aperta, che vede la storica azienda controllata della famiglia Berlusconi assediata dalle scelte strategiche di una delle personalità attualmente più influenti nel campo finanziario: Vincent Bolloré. Maggior azionista del gruppo francese con un 20,66%, Bolloré è ben lontano dalla quota detenuta da BlackRock, secondo azionista con il 4,72%.

Le origini
I primi contatti nascono tra febbraio e aprile del 2016, quando viene raggiunto un accordo che prevede la cessione della controllata Premium da parte di Mediaset a Vivendi, a fronte di uno scambio reciproco di azioni pari al 3,5% del capitale sociale di entrambe le holdings. Il closing del contratto è previsto per il 30 settembre 2016, ma non viene mai raggiunto. La causa è il ritiro di Vivendi dalla trattativa, decisione che incrina i rapporti tra le due società, unite in precedenza nell’obiettivo di un’alleanza strategica finalizzata a reciproci vantaggi. La scelta drastica di Vivendi affonda le sue radici nei risultati economici di Premium pubblicati a maggio 2016, nel pieno delle trattative, che evidenziano perdite per 56 milioni di euro, un indebitamento superiore ai 200 milioni, e una previsione per l’anno 2016 di un rosso di più di 200 milioni. Arnaud de Puyfontain, amministratore delegato dei francesi, descrive così in quell’occasione la situazione tutt’altro che rosea della pay-tv del Biscione e il conseguente comportamento di Vivendi: “Mediaset Premium? Se mi dici che mi stai vendendo una Ferrari e poi viene fuori che è una Punto, allora abbiamo un problema”. In più, la presenza nel contratto di un patto parasociale che avrebbe impedito a Vivendi di rastrellare il capitale sociale di Mediaset fin oltre il 5% per tre anni, fa ritenere a Mediaset che lo step-back di Vivendi sia dovuto alla reale intenzione di aggredire la proprietà della super-holding.

Chi è Vincent Bolloré
Mentre la figura chiave di Mediaset, Silvio Berlusconi, è conosciuta da tutti per la sua carriera politica, quella di Vivendi, Vincent Bolloré, è ignota a chi non conosce il campo delle telecomunicazioni o quello finanziario. Bolloré, che ha preso il timone dell’omonimo impero di famiglia nel 1981, è stato identificato da Forbes come il 248mo uomo più ricco del mondo, con un patrimonio di 4,7 miliardi di dollari; il suo cinismo e la voglia di raggiungere gli obiettivi a qualsiasi costo lo rendono un incubo per i concorrenti che, quando finiscono nell’occhio del ciclone, vengono corteggiati con abile destrezza, fino a cedere. Tramite la holding di famiglia oggi Bolloré possiede quote in diverse società, tra cui l’8% in Mediobanca – che a sua volta possiede il 13,2% di Assicurazioni Generali – e il 20,66% in Vivendi, dove è Presidente del Consiglio di Sorveglianza e figura di spicco nei rapporti con società esterne. Vincent Bolloré ha sempre preferito i fatti alle parole, tanto da attuare una sorta di Risiko, in cui però è lui ad attaccare ad ogni turno. Così è successo per Telecom, di cui, attraverso Vivendi, detiene il 24,9%; la stessa cosa sta accadendo in quest’ultimo mese con Mediaset, con un’azione che ha avuto risonanza fino al Ministero dello Sviluppo Economico, passando per l’Agcom e la Consob.

La vicenda
Quando si dice chiudere l’anno con il botto, per quanto riguarda il 2016, si può fare riferimento alla scalata che Vivendi sta tentando di compiere su Mediaset. La vicenda si è aperta il 12 dicembre, quando Vivendi, gettando benzina sul fuoco che ardeva già da qualche mese per la questione Premium, compra il 3% di Mediaset e annuncia la volontà di salire fino al 20% del capitale sociale della stessa. Il giorno dopo la holding francese sale al 12,32%; Fininvest, maggior azionista di Mediaset, compra quote per arrivare al 38,26% del capitale e denuncia come ‘ostile’ la mossa di Bolloré, facendo un esposto a Agcom e Consob. Il 14 dicembre Vivendi, sfruttando il fatto che, per legge, Fininvest non avrebbe potuto comprare ulteriori azioni fino ad aprile 2017 senza lanciare un’offerta pubblica d’acquisto (Opa)1, si porta al 20% di Mediaset, con l’intenzione di non fermarsi lì, e raggiungere la quota massima possibile prima che debba obbligatoriamente essere lanciata, anche da parte di Vivendi, un’Opa. Dopo qualche giorno di calma piatta, in cui Fininvest, tramite un rapporto alla Consob, ha accusato Vivendi di manipolazione di mercato e abuso di informazioni privilegiate, il 20 dicembre quest’ultima dà un’ulteriore accelerata alla sua partecipazione al capitale sociale di Mediaset, raggiungendo il 25,7%. Solo due giorni dopo viene raggiunto il 28,8%, quota che consegna a Vincent Bolloré il 29,94% dei diritti di voto, soglia oltre cui Vivendi non può andare senza dover lanciare un’offerta pubblica d’acquisto.

Ora, la cosa certa è che Vivendi non potrà continuare a rastrellare porzioni di capitale sociale di Mediaset come ha fatto in questi ultimi giorni, quindi le si aprono tre possibilità. La prima è attendere che si chiarisca il quadro regolamentare, con una valutazione della situazione da parte del Governo italiano e la risoluzione dell’istruttoria aperta dall’Agcom; la seconda è chiedere la convocazione di un’assemblea per entrare a far parte del cda; la terza è superare il 30% e lanciare un’Opa. L’ultima possibilità, sebbene attualmente improbabile, non è comunque da escludere, vista la presenza di una figura imprevedibile come Bolloré in prima linea nell’attacco alla storica società di telecomunicazioni di Cologno Monzese.


Daniele Dossi
Area Commerciale

Nota:
1 Un’offerta pubblica d’acquisto è un invito che il gruppo acquirente fa a investitori e azionisti di minoranza perché vendano le azioni che possiedono nella società quotata in Borsa. L’Opa è obbligatoria quando il gruppo acquirente supera il 30% del capitale della società target.

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