BREXIT: Analisi su Conseguenze e Scenari di Breve, Medio e Lungo Periodo

brexit

Introduzione

La Brexit, temuta da molti, agognata dagli altri, si è avverata oggi, in data 24 giugno 2016. Sicuramente una data che passerà alla storia.

Una qualsiasi testata giornalistica inizierebbe così, noi di JECoMM però non siamo qui a raccogliere consensi, visualizzazioni o clic. Vorremmo semplicemente fare un sunto oggettivo degli scenari che si prospettano in un futuro senza la Gran Bretagna all’interno dell’UE, per portare chiarezza e (si spera) calmare gli animi.

Base Giuridica

Le possibili soluzioni alla Brexit sono molteplici e molto eterogenee; è bene pertanto delineare dei confini che possano fungere da base comune. La soluzione naturale è dunque quella di partire dalle norme giuridiche che caratterizzano questo evento.

Partiamo direttamente con i Trattati dell’Unione Europea (TUE): L’Art.50 TUE tratta la possibilità di recedere degli Stati Membri (Clausola di Recesso), bisogna ricordare che è un articolo “giovane”, introdotto solo nel 2009 col Trattato di Lisbona, prima la possibilità di recedere non era prevista. Il Paese che vuole recedere deve comunicare tale decisione al Consiglio Europeo (che ricordiamo NON è il Consiglio d’Europa). Successivamente tratterà, sempre con il Consiglio, gli accordi volti a definire le modalità di recesso, tenendo in considerazione i futuri rapporti che vorrà mantenere con l’UE. Se il Consiglio approverà, a maggioranza qualificata, tali modalità verranno proposte al Parlamento Europeo, che dovrà anch’esso dare il suo benestare. Il processo di negoziazione non è definito temporalmente, ma dopo il decorrere di 2 anni. Se non è stato ancora raggiunto un accordo la GB verrà ufficialmente espulsa dal Club dei 28, a meno che entrambe le parti non acconsentano di spostare tale scadenza più innanzi nel tempo. È doveroso sottolineare che la GB durante questo periodo rimarrà membro a tutti gli effetti, ma che non avrà più diritto di voto all’ interno di qualsiasi istituzione europea. Inoltre, qualora dovesse aver ripensamenti riguardante la sua decisione, anche durante il periodo di trattative, sarebbe costretta a ricandidarsi come membro esterno all’UE.

Le conclusioni che possiamo trarre dai trattati sono che, sicuramente, si tratterà (scusate il gioco di parole) di un processo molto lungo e senza una scadenza predefinita. Interessante notare come il Governo Inglese voglia presentare, secondo varie testate giornalistiche, la domanda di recesso solamente a ottobre, una volta instaurato il governo che succederà quello di Cameron.

Scenari e conseguenze economiche: Il Breve Periodo.

Come abbiamo già potuto constatare oggi la notizia della Brexit ha provocato una svalutazione notevole della sterlina (-9%) nonché l’andamento negativo delle maggiori piazze europee. Gli analisti prevedono nei prossimi mesi un’ulteriore svalutazione della moneta inglese, ma la Bank of England (BoE) non pare molto propensa ad attuare manovre atte a contrastare tale andamento. In primo luogo perché tali misure mostrerebbero i loro effetti solamente parecchi mesi dopo la loro implementazione, in secondo luogo, come afferma il modello esteso di Fisher, una svalutazione della moneta comporterebbe un aumento della tanto desiderata inflazione. I consumatori non dovrebbero subire gravi ripercussioni, ma la Brexit potrebbe averli resi più cauti nello spendere i loro risparmi per beni e servizi, il che potrebbe portarci ad osservare una minore crescita del PIL britannico.

Soffermiamoci ora sulle decisioni prese dagli investitori invece. Molti scappano dai classici titoli azionari e cercano rifugio in strumenti più sicuri. Gettonatissimi sono Titoli di Stato di paesi stabili, come quelli della Germania (Bund), ad esempio. L’incremento della domanda è tale però, che i tassi di rendimento, i quali erano già negativi, sono aumentati ulteriormente negativamente. Altra àncora di salvezza sono le classiche valute estere come il Franco Svizzero o lo Yen Giapponese. Concentrandoci un attimo sulla Confederazione Elvetica (BCH): notiamo che il Franco, il quale si era già notevolmente apprezzato quando la Banca Centrale Svizzera aveva deciso di abbandonare il cambio fisso con l’euro l’anno scorso, ha raggiunto nuovamente la parità di cambio 1:1 con la moneta comunitaria. La BCH ha tentato già oggi una svalutazione della valuta, per aiutare l’economia di un paese che ha notevoli difficoltà nell’esportare con un cambio tanto sfavorevole, ma come ci insegna la teoria economica, con il concetto della J-Curve, anche tali misure necessitano di tempo per sortire gli effetti desiderati.

J-curve

 

Da un punto di vista politico non si stagliano all’orizzonte scenari notevoli, se non un accenno di effetto a domino con le elezioni in Spagna tra tre giorni, che potrebbe vedere in testa, proprio grazie al forte segnale lanciato dalla Brexit, il partito anti-europeo Podemos.

L’elemento chiave di questo paragrafo è chiaramente la portata economicamente internazionale della Brexit, che mette in difficoltà anche stati non all’interno dell’UE.

Scenari e conseguenze economiche: Il Medio-Lungo Periodo.

Questi scenari sono sicuramente i più difficili da prevedere economicamente, pertanto inizieremo da come potrebbero andare le trattative con l’UE.

Nell’interesse economico di tutti sarebbe sicuramente il mantenimento della libertà di circolazione di beni, servizi e capitali, essendo la GB anche il 4° mercato di sbocco per le merci europee. La posizione agguerrita da parte di molti esponenti europei, dal Presidente della Commissione Junker al ministro delle Finanze tedesco Schauble, nonché degli esponenti inglesi dal calibro di Farage e Johnson (che, si rumoreggia, essere un possibile successore di Cameron), non lascia presagire un tale andamento delle trattative.

Molto più probabile è uno scenario simile a quello Norvegese o Svizzero, i quali sono all’interno dello Spazio Economico Europeo (SEE). Essi hanno le tre libertà di circolazione e devono adeguarsi alle decisioni europee riguardanti queste, senza però avere una voce in capitolo. Inoltre devono pagare una quota associativa, che pro-capite ammonta, nel caso della Norvegia, all’83% di quello che momentaneamente paga la GB all’UE. Punto nodale, che rende poco probabile tale scenario, è che entrambi i paesi hanno accettato anche l’ultima libertà di circolazione: quella delle persone, cosa che sarebbe completamente contraria a uno dei cavalli da battaglia del Pro-Brexit, ovvero mettere uno stop all’immigrazione incontrollata.

Terzo e ultimo scenario sarebbe quello ove non si raggiunge alcun accordo. L’UE, essendo membro del WTO, in un’ottica di armonizzazione del commercio internazionale, dovrebbe comunque concedere alla GB la “clausola del paese preferito”, che al momento prevede delle tariffe doganali al 4%. La GB dovrebbe crearsi poi nuovi rapporti commerciali con altre nazioni, ma al contempo sarebbe appesantita dalla complessa burocrazia europea. In questo caso le politiche di immigrazione sarebbero molto selettive e orientate a far entrare giovani altamente istruiti in specifici settori (Finanza, Ingegneria, Informatica), a discapito della manodopera di base. Tale configurazione, combinata con tassi di natalità decrescenti, potrebbe vedere un incremento salariale di questa fascia di lavoratori, visto l’eccesso di domanda per tali mansioni.

Sicuramente l’imposizione di dazi alle imprese potrebbe complicare la creazione di nuovi business, permettendo alla GB però di attuare politiche protezionistiche nei confronti di settori di mercato nascenti. Rimane sempre il dubbio teorico su quale delle due misure sia la più adeguata. Lo stesso discorso vale anche per imprese britanniche che vorrebbero entrare nel mercato europeo.  Le imprese già avviate vedranno una riduzione del fatturato, siccome i dazi andranno a ridurre i margini di guadagno. Per i consumatori sarà interessante vedere come si svilupperà il potere di acquisto dei cittadini inglesi e di come reagiranno quando dovranno pagare maggiormente i beni importati dall’UE.

Politicamente parlando, è probabile che si assista a spinte secessioniste all’interno della GB, da parte di Scozia e Irlanda del Nord, che vorrebbero rimanere all’interno dell’UE. Anche in quel caso però la procedura di ammissione potrebbe richiedere parecchi anni. D’altro canto, abbiamo altri movimenti politici che si stanno imponendo in Spagna, Italia, Olanda e Grecia che vorrebbero seguire l’esempio della GB, creando il famigerato effetto a domino.

Conclusioni

Contrariamente all’isteria dei media, i cambiamenti avverranno gradualmente. Soprattutto la GB, sembra avere tutto l’interesse nel prendere con comodo le trattative riguardanti la scissione dall’UE. Il periodo cruciale si svolgerà una volta concluse queste trattative, quando forse la GB si vedrà a ricontrattare gli accordi commerciali con l’UE o altri paesi e le imprese si ritroveranno veramente in un limbo. E’ difficile affermare con sicurezza se vi saranno conseguenze economiche negative nel lungo periodo per la GB o l’UE, in più, molti studi hanno opinioni contrastanti. Comunque sia, in caso le cose comincino ad andare male nell’ambito economico, vedremo affiorare effetti negativi costanti, individuabili non tanto da un anno all’altro, ma avremo un danno accumulato nell’arco di un lasso temporale esteso.

 

Autori: Jacopo Morganti, Raffaele De Marco e Gianluca Gabbiani.

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